Note dell'autrice: grazie mille ragazze! Nuovo capitolo, spero vi piaccia.
Buona lettura!
"Era bastato un solo sguardo per distruggere le mie difese”
-2-
Rob mi continuava a guardare stupito, ed io arrossii vistosamente.
E ora?
Che cosa ci faceva lui qui?
Alzai di poco lo sguardo per poterlo osservare meglio. Era da quasi quattro anni che non lo vedevo, ma in fondo non era cambiato per niente, semmai era diventato ancora più bello. Infine, dopo un silenzio imbarazzante, Rob scoppiò a ridere, contagiandomi con la sua risata.
Tuttavia non mi spiegavo ancora la sua presenza proprio lì, a Los Angeles.
Rob intanto si era abbassato e mi porgeva di nuovo la mano. La afferrai e lui mi aiutò ad alzarmi, mentre mi osservava ancora sorridente. Si fece serio tutto ad un tratto e mi disse:
“Kris, ma quei pantaloni dove li hai presi?”
Lo guardai spiazzato. Di tutte le cose che mi poteva chiedermi, come stavo, se fossi felice, se io e Mike fossimo sposati, se avessi un cane, mi aveva detto questo.
Ma quei pantaloni dove li hai presi?Decisamente tipico di lui. Fare domande senza alcun senso, coinvolgermi in assurde discussioni, chiamarmi alle ore più impensate.
Ma in fondo era proprio questo che lo rendeva speciale, un ragazzo diverso dall’ordinario, che sapeva esattamente come mi sentivo in ogni istante, che trovava sempre le parole per farmi divertire e per consolarmi.
Lui alzò lo sguardo e mi fissò negli occhi, scrutando il mio volto. I ricordi mi invasero la mente e io barcollai, troppo sconvolta per distogliere lo sguardo.
Era bastato un solo sguardo per distruggere completamente le mie difese che avevo eretto nel corso di questi anni.
Quel ragazzo aveva un effetto su di me che non ero ancora riuscita a spiegarmi.
“Ehi, Kris ti è scappata via la lingua? Strano, mi ricordavo che eri una gran chiacchierona!” disse “Comunque mi dispiace davvero per la tua maglietta. Non volevo,”
Lo interruppi e gli dissi:
“No, davvero non ti preoccupare, è stato un incidente”
Ma mentre stavo parlando rabbrividii. Il cielo era diventato nero, tra poco avrebbe piovuto.
Rob mi guardò serio e si tolse la felpa grigia che portava. Me la diede, ma io rifiutai dicendo:
“Figurati, non ho freddo” ma iniziai a battere i denti.
“Si, come no. Guarda che se non la metti, te le infilo io con la forza” e mi rivolse uno sguardo malizioso, che mi fece arrossire, mentre pensieri poco casti inondavano la mia mente.
La indossai e dovetti arrotolare le maniche un po’ di volte prima di riuscire a far spuntare le mani fuori. Era calda e potevo sentire ancora il profumo di Rob, che mi inebriò la mente.
Kris, ma che fai? Tu sei sposata.
S-p-o-s-a-t-a.
Stare con lui non va bene, se ti vedesse Mike chissà cosa penserebbe. Adesso gli dici che hai da fare e te ne vai.La mia coscienza aveva preso il sopravvento sulla parte irrazionale di me, ma i miei muscoli e la mia bocca sembravano non volersi muovere. Infine mi decisi a parlare:
“Senti, io dovrei andare e..”
“E no! Non ti lascio andare a casa così, chissà cosa penserà tuo marito” pronunciò quell’ultima parola con un tono di voce acido “adesso ti porto a casa mia, così cerchiamo qualcosa che possa sostituire la tua maglietta.”
Provai a protestare:
“Ma non è necessario, posso anche andare a casa così..”
Ma lui mi prese per il gomito e mi sussurrò all’orecchio:
“Non credo proprio. Adesso tu vieni con me senza lamentarti” rise piano e mi trascinò verso la sua macchina. Prima che potessi ribattere, mi aveva già aperto la portiera e mi aveva legato la cintura di sicurezza in modo che non potessi scappare.
In che razza di situazione mi sono messa, pensai.
Guidò alla massima velocità verso casa sua. Inizialmente nessuno di noi due parlò, ma dopo qualche minuto Rob mi chiese:
“Come stai, Kris? Sei felice con
lui?”
Ecco, un’altra cosa che mi piaceva di Rob. Andava dritto al punto, non faceva discorsi inutili che mi confondevano, ma diceva sempre quello che pensava, fregandosene del giudizio degli altri.
Era una cosa che ammiravo di lui e avrei voluto essere anche io così, forte e determinata. Invece ero una stupida ragazza sposata con l’uomo sbagliato, nella macchina del ragazzo che mi aveva fatto perdere la testa.
“Bè..” balbettai “Io sto bene. E tu, come stai?”
Ignorai la seconda domanda.
Ero felice con lui?
Non lo sapevo nemmeno io.
Lui mi guardò un po’ arrabbiato, ovviamente si aspettava una mia risposta più esauriente, soprattutto riguardo all’argomento
Michael. Si sbagliava di grosso.
“Io sto bene, ho deciso di venire a Los Angeles per una vacanza, ormai era da molto tempo che stavo a Londra e avevo bisogno di cambiare aria.”
Lo guardai con gli occhi fuori dalle orbite.
Robert Pattinson che se ne andava da Londra, dalla sua amata Londra per un motivo così futile?
Lui che aspettava solo il momento per poter tornare a casa, che quando eravamo andati a Londra per la premiere era stato felice come non mai, lui che non perdeva un minuto per comprare un biglietto per Londra l’aveva lasciata perché sentiva la necessità di cambiare aria?
Non ci credevo neanche un po’. E poi lui era incapace di mentire, l’avevo capito subito.
Rob non disse più nulla e dopo qualche minuto arrivammo alla sua casa. Era una villa semplice ma molto elegante, con il giardino curato. Mi stupii un po’ di quel genere di casa, non mi sembrava per niente il tipo di abitazione che rispettasse il carattere di Rob.
Mi aprì la portiera e mi precedette sul vialetto che conduceva alla porta di entrata.
“Eccoci qua!” mi disse, aprendo la porta.
Rimasi sorpresa dai mobili ben curati e dai fiori freschi sul tavolo. Un dubbio si insinuò nella mia mente: e se ci fosse stata anche una
lei?
Avvampai di gelosia al solo pensiero. Reazione non del tutto normale per una ragazza sposata. Ma avevo deciso di ignorare almeno per quel giorno le strane reazioni che stava avendo il mio corpo, ci avrei pensato più tardi.
Rob intanto era salito per le scale, lasciandomi lì nell’atrio da sola. Ritornò poco dopo, con una camicia tra le mani e una felpa nell’altra.
“Ecco, queste sono le cose più piccole che ho, ti dovrebbero stare un po’ più grandi, ma non importa. Puoi andare a cambiarti in bagno.” Mi disse, e sorrise malizioso.
Presi i vestiti furibonda, mentre mi stavo già pentendo di essere venuta con lui. Le sue continue allusioni mi facevano infuriare, ma in realtà ne ero anche lusingata.
Mi chiusi in bagno e iniziai a spogliarmi. Rob non si sarebbe arrabbiato se avessi usato la sua doccia, quindi iniziai ad accendere l’acqua. Proprio quando stavo per entrare nella vasca da bagno, Rob bussò alla porta e mi disse:
“Se mi dai la tua maglietta la lavo, così poi te la puoi rimettere.”
Rob che faceva il bucato?
Mah, pensai.
Meglio dargliela, almeno potrò lavarmi in pace.Mi avvolsi nella salvietta, aprì la porta di qualche centimetro e gli diedi la maglietta.
“Grazie” sussurrò con voce sensuale, e rabbrividii.
Entrai senza più indugiare nell’acqua e iniziai a strofinarmi con il sapone. Dopo un po’ uscii e iniziai a rivestirmi. La camicia era enorme, mi arrivava poco sopra le ginocchia. Poiché faceva caldo, non misi la felpa, e uscii alla ricerca di Rob, che sembrava sparito. Dopo averlo cercato per un po’ in casa, sentì qualche rumore provenire dalla lavanderia. Mi diressi con passo incerto e bussai alla porta.
“Rob, posso entrare?”
Siccome non ricevetti nessuna risposta, lo presi per un sì, e spinsi la porta delicatamente.
Un fiume di bolle di sapone mi invase.
Rob stava armeggiando con la lavatrice, coperto di soffici bollicine bianche. Iniziai a ridere, come non riuscivo più a fare con Mike.
Lanciai un po’ di bolle a Rob, che si girò di scatto, mi guardò con un’espressione di scuse, e poi iniziò a rincorrermi, lanciandomi le bolle. Ci rincorrevamo come due bambini, ridendo come matti. Dopo poco entrambi fummo bagnati, ma a nessuno dei due importava qualcosa. Eravamo solo noi, ci stavamo divertendo come non avevamo mai fatto. Sembrava che negli ultimi due anni non fosse successo nulla, che fossimo ridiventati gli amici di un tempo.
Avrei voluto rimanere così per sempre.
Ad un tratto Rob inciampò e cademmo entrambi sul pavimento. Fortunatamente la caduta fu attutita da un soffice strato di bolle. Stavo per ricominciare a ridere, ma il sorriso mi si spense sulle labbra. Rob mi guardava serio, ad un centimetro dalle mie labbra.
Mi sarebbe bastato poco, solo allungare le mie e baciarlo.
Ma poi che cosa avrebbe pensato lui?
Ce ne rimanevamo lì, le nostre labbra ad un soffio l’una dalle altre senza muoverci di un solo millimetro. Entrambi volevamo quel bacio, io lo esigevo, ma nessuno di noi due sembrava voler fare il primo passo.
Infine, dopo quella che mi parve un’eternità, mi allontanai lentamente e gli dissi:
“Forse dovrei andare a casa.”
Lui abbassò lo sguardo e mi rispose freddo:
“Sì, forse hai ragione.”
Mi riaccompagnò in macchina e nessuno di noi due parlò quella volta. Arrivai davanti a casa mia, accostò e spense il motore.
“Ci rivedremo?” mi chiese.
“Ogni volta che vorrai.” Gli risposi, senza nemmeno riflettere sulle mie parole.
Riecco il sorriso malizioso.
Mi prese il volto e mi baciò sulla fronte, lasciando un segno infuocato che mi fece rabbrividire.
“Contaci” mi sussurrò.
Scesi frastornata e entrai in casa.